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Cveto Marsic

cveto marsic
acqua madre

Testo di Marilena Pasquali
128 pagine a colori
Stampato nel 2005

Ed. Matthes & Seitz

Morat Institut fur kunst und kunstwissenschaft / Freiburg im Breisgau

In collaborazione con:
Galleria Torbandena
Galerie Stefan Roepke / Colonia
Galerie Arnes y Roepke / Madrid


Nulla è casuale nell'opera di Cveto Marsic, nulla avviene senza una ragione profonda. Dopo le Fertilidades degli anni Novanta, dopo i Caminos e i Lugares da memoria delle stagioni recenti, nascono ora questi lavori esplosivi, grandi tele di un nuovo ciclo da Cveto chiamato Acqua madre. L'intensità, la forza sono le stesse delle Terre precedenti, ma ora è la luce-colore a dominare l'immagine, a costruirla, a farla cantare. Riappare il rosso come cromia dominante, fiamma viva che qui conquista la trasparenza e la leggerezza di una farfalla, per rischiarare anche il nero più fondo, per trasformare il grigio in polvere d'argento, per dare sangue al giallo-sole, per far sì che il bianco esploda come una girandola, come un fuoco d'artificio. Cveto conosce bene il fuoco, lo ha corteggiato per anni fino ad immergersi nelle sue spire di energia pura. Dal fuoco è nato il magma di molte sue tele, l'impasto di terra e acqua che le rende così immanenti, che ce le fa sentire "addosso", che ce le fa entrare sottopelle per farci comprendere che siamo fatti del loro stesso calore, delle loro stessa materia accesa.

Marilena Pasquali, aprile 2005
(tratto da "la necessità del ritorno")


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